rotatoriPer la sua posizione, tra tutti i muscoli della cuffia dei rotatori il sovraspinato è quello più delicato e soggetto a lesioni e infiammazioni.

In cosa consiste la lesione del sovraspinato?

La lesione (o lo strappo) del tendine del sovraspinoso è un infortunio che colpisce soprattutto gli sportivi lanciatori (lanciatori di peso, disco o giavellotto in primis, ma anche tennisti, giocatori di baseball, pallavolisti, nuotatori). Tra gli sportivi queste lesioni si verificano quindi più frequentemente nelle discipline che prevedono movimenti ripetitivi e che richiedono un’abduzione associata a un’extrarotazione del braccio. È infatti l’uso ripetitivo dei tendini all’origine del loro ispessimento che a sua volta riduce lo spazio subacromiale.

Ai pazienti giovani e sportivi si aggiungono anche gli anziani che soffrono di infiammazione del sovraspinato a causa del logorio del tempo che provoca l’usura del muscolo e la degenerazione dei tessuti, entrambe causate, appunto, da un reiterato e inevitabile utilizzo negli anni. Mentre le lesioni meccaniche tendono a peggiorare se trascurate, fino addirittura a causare rottura, se si interviene per tempo i miglioramenti, se non la guarigione completa, sono evidenti, negli anziani, laddove calcificazioni e irrigidimenti muscolari sono già conclamate, il sollievo dato da una corretta terapia può migliorare nettamente la qualità della vita.
Un consiglio interessante è anche quello di avvalersi di un servizio di noleggio magnetoterapia domiciliare per continuare la riabilitazione in casa.

Con l’invecchiamento, infatti, l’afflusso di sangue al tendine si riduce con conseguente fragilità e irrigidimento. Un intervento che ossigeni e rinvigorisca l’apporto di sangue al tendine riduce il dolore così come la possibilità di ulteriori peggioramenti.


IL PAZIENTE
sesso: maschile
anni: 40
sport praticato: tennis
dati: 1.80 h x 75 kg

SINTOMATOLOGIA

Il paziente lamenta dolore notturno e presenta un deficit articolare in abduzione e nella flessione anteriore.
Segni palpatori → dolori alla pressione nella porzione anteriore della spalla, nella regione trochitea omerale, nella zona inserzionale del tendine sovraspinato stesso.

Indagini diagnostiche

Sono state effettuate un’ecografia (che ha confermato una lesione parziale del tendine nella sua inserzione distale del trochiteo omerale), una risonanza magnetica e una radiografia in doppia proiezione che attesta una leggera risalita verso l’alto e in avanti della testa omerale.

TERAPIA

Il trattamento viene svolto in diverse fasi.

  • Una iniziale che consiste in microclici da 5 applicazioni di origine quotidiana: nel trattamento con laserterapia antalgica nell’inserzione del tendine del sovraspinato e nel trattamento con la tecarterapia, con capacitivo a 1 MHz con un’emissione pulsata 1 – 2 a potenza bassa da effettuarsi quotidianamente per queste prime 5 applicazioni.
  • Nel secondo microciclo da 5 sedute si passa invece a una mobilizzazione passiva dell’articolazione; anche in questo caso si effettuerà un trattamento tecarterapico con un capacitivo da 1 MHz e un resistivo con un neutrodinamico (in questo caso però l’emissione sarà da 1 – 1). Il neutro-dinamico ci permette di effettuare dei movimenti passivi pendolari a pancia sotto e conseguentemente di avere un allungamento del tendine stesso. In questa fase si può iniziare anche un cauto trattamento chinesiologico attivo e si può passare a una massoterapia decontratturante dei trapezi e della zona della cuffia dei rotatori sia nella regione scapolare, sia nella regione anterolaterale dell’omero, coinvolgendo la muscolatura limitrofa del deltoide, quindi anteriore laterale e posteriore.
  • Nel terzo microciclo di 5 sedute (quindi dall’undicesima alla quindicesima seduta terapeutica), si passerà a un trattamento con capacitivo con frequenze  tra i 750 e i 500 kHz, sempre in modalità continua. Successivamente potremo effettuare un trattamento con il resistivo che ci permetterà di ottenere una vascolarizzazione profonda del tessuto in questo caso anche con modalità continua, sfruttando i movimenti attivi dell’articolazione, il trattamento con il resistivo prevede l’uso della tecnica neutrodinamica con l’impiego del doppio manipolo. In questa fase si può cominciare a richiedere al paziente di effettuare esercizi attivi con mobilitazioni dell’asse frontale e laterale di flessione anteriore e flessione laterale. I miglioramenti del caso permetteranno una doppia opzione terapeutica nella quarta e nell’ultima applicazione di questo microciclo; nel caso in cui il paziente abbia risolto la sua sintomatologia, si potrà sviluppare un trattamento con un capacitivo con frequenze a scansione automatica e un resistivo anch’esso con scansione in modalità automatica delle frequenze, utilizzando possibilmente lo statico automatico in abbinamento alla piastra neutra posta, grazie alla sua capacità adesiva, nella regione intrascapolare. La piastra permette al paziente di svolgere esercizi attivi sia controresistenza, utilizzando accessori come l’elastico o, meglio ancora, dei pesi, i quali aumentano la resistenza rendendo il trattamento ancora più efficace, o di effettuare esercizi a specchio per valutare la funzionalità delle articolazioni e la capacità del paziente di ripristino del ROM articolare come la capacità da parte del tendine di poter sviluppare la sua normale attività.

CONCLUSIONI

Nel caso che abbiamo considerato, il paziente, dopo circa 15 applicazioni, è stato in grado di migliorare la sua sintomatologia e di cominciare la parte attiva quindi chinesiologica di rinforzo muscolare, che gli ha permesso, nell’ambito dei successivi 15 giorni, di rientrare in campo e di permettersi una nuova vita sportiva. Il trattamento non ha, a distanza di un paio di anni, ceduto sotto il profilo della recidiva, bensì, utilizzando un sistema di controllo mensile e valutando il paziente semestralmente sia ecograficamente che con una risonanza magnetica, i dati istologici hanno evidenziato un netto miglioramento sia della struttura tendinea e della giunzione miotendinea, che della struttura articolare ormai in grado di poter operare ai suoi gradi normali.

ROM –> Range of Motion
Trochidea –> tuberosità ossea dell’estremità superiore dell’omero (più voluminosa del trochine), che dà inserzione ai muscoli sopraspinoso, sottospinoso e piccolo rotondo.

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