infortunio_causeCos’è la contrattura muscolare?

La contrattura muscolare viene catalogata all’interno delle lesioni muscolari; è la meno grave delle lesioni muscolari in quanto si parla di contrattura in assenza di lesione fibrillare; si presenta con una forte difficoltà da parte del muscolo nel riuscire a far defluire il sangue affluito in eccesso, che genera a sua volta una complicazione: la difficoltà del muscolo in questione nel riuscire a contrarsi in maniera autonoma.

IL PAZIENTE
sesso: maschile
anni: 20
sport praticato: calcio
dati: morfologia strutturale longilinea

SINTOMATOLOGIA

Il paziente avverte dolore dopo la partita di calcio con impedenza funzionale, fastidio alla palpazione e con dolore particolarmente marcato nella zona di insulto muscolare: trattasi del retto femorale della coscia destra.

Indagini diagnostiche

Il paziente si presenta all’attenzione del fisioterapista all’indomani della giornata di gara, il lunedì. Considerato che i segni e i sintomi sono evidenti per ciò che concerne una patologia di contrattura muscolare, non essendoci né versamenti né tumefazioni tessutali tali da far sorgere il dubbio su un’eventuale lesione di primo secondo o terzo grado, viene effettuata un’ecografia. L’ecografia conferma la lesione muscolare intesa come contrattura, che si può classificare come semplice o complessa. In questo caso si tratta di un ragazzo che ne aveva maturato una complessa e cioè una contrattura nella quale si ha una prognosi che supera i 5 giorni terapeutici. Per quanto riguarda l’anatomia patologica, la zona presenta alla palpazione un tessuto più rigido, di colore più biancastro, quasi giallognolo; il muscolo in queste condizioni può essere riportato alle condizioni originarie esclusivamente tramite trattamenti di natura riabilitativa.

I fattori che possono esporre a rischio di contrattura il paziente possono essere o legati a un cattivo allenamento durante la settimana che precede la gara oppure al fatto che magari ha sofferto degli stati influenzali. Potrebbe anche incidere se durante la settimana ha dovuto saltare qualche seduta d’allenamento o se avesse avuto pregressi infortuni o, ancora, una muscolatura ipotonica non in grado di sopperire allo sforzo richiesto durante la gara.

Spesso e volentieri a questi fattori di rischio si possono associare anche fattori di natura posturale che possono incidere negativamente –>un disquilibrio anteroposteriore tra la catena degli estensori e quella dei flessori.

In questo caso specifico si sta parlando del retto femorale destro, pertanto è possibile immaginare che nell’atleta potesse esserci un eventuale disquilibrio in grado di comportare l’insorgenza di una contrattura muscolare.

Infine è emerso che la contrattura del paziente era conseguente allo stress: durante la settimana aveva svolto un’attività estrema senza un adeguato recupero che gli potesse permettere di rilassare la muscolatura di per sé estremamente acidificata dall’intensa attività muscolare svolta. Questo purtroppo è un ulteriore fattore di rischio, soprattutto per gli atleti dilettanti che non sono ben seguiti e che possono in qualche modo, non rendendosene conto, sovraccaricare le strutture stesse.

PROGNOSI

Per quanto riguarda la prognosi in questo caso, in cui la contrattura del paziente è complessa, si superano i 5 giorni dall’evento contrattile (si può arrivare dai 5 ai 7 o dai 5 ai 9 giorni a seconda del caso).

TRATTAMENTO

Nel giorno stesso in cui il paziente avverte questo fastidio muscolare deve porre del ghiaccio sulla parte interessata (quindi è necessaria una subitanea crioterapia) e quindi mettersi a riposo per accompagnare il muscolo nel processo di drenaggio della struttura stessa.

Nel giorno successivo si effettua l’esame ecografico e si passa direttamente al trattamento terapeutico. In questo caso è stato effettuato un trattamento con tecarterapia con modello Fisiowarm Vogue che ci ha permesso di utilizzare nella prima applicazione un capacitivo bipolare, frequenza 1 MHz per circa 30 minuti a basso dosaggio, per far sì che si possa velocizzare il processo di drenaggio. Già dalla seconda applicazione il paziente ha associato alla fisioterapia dei processi integrativi di natura alimentare che ci permettessero di migliorare la vasodilatazione; nello specifico è stato utilizzato un amminoacido, l’arginina, per lo stimolo dell’ossido nitrico che permette appunto una vasodilatazione maggiore quindi un maggiore afflusso di sangue che a sua volta è in grado di far defluire questa zona contrattile per migliorarne la vascolarizzazione superficiale.

Nella terza giornata (seconda seduta) dall’evento lesivo, il trattamento si effettua sempre con un capacitivo bipolare, la durata del trattamento è di 20 minuti, il dosaggio comincia a salire leggermente sopra i 20-25 watt; si comincia quindi a percepire una temperatura abbastanza interessante che ci permette di vasodilatare la struttura stessa (sempre frequenza a 1 MHz) per poi passare a cauti trattamenti manuali che permettono, grazie a un drenaggio linfatico superficiale e a un successivo lavoro di impastamento muscolare a monte e a valle della contrattura, di aprire delle vie di sfogo che possono aiutare a far affluire più sangue e quindi a far defluire la contrattura.

Dalla terza alla sesta seduta si attua, invece, un trattamento unipolare capacitivo; posizionando la piastra neutra sotto la coscia, selezionando frequenze da 1 MHz a 750 KHz, passando per i 900 e gli 800, per cominciare pian piano a stimolare i tessuti leggermente al di sotto dello strato superficiale e quindi permettere un aumento della vascolarizzazione locale.

In seguito si effettuano anche trattamenti manuali nella zona contrattile di spremitura e frizione del tessuto per migliorare sempre di più la possibilità di ottenere un’attività muscolare più intensa.

Per quanto riguarda ulteriori sedute che potrebbero rendersi necessarie, a seconda della gravità del caso, si può esercitare sempre il trattamento con tecarterapia: si può scegliere il bipolare capacitivo con una scansione automatica delle frequenze (da 500 KHz a 1 MHz), in emissione continua e a seguire un trattamento manuale e di rinforzo muscolare con stretching ed elasticizzazione della struttura stessa per permettere il ripristino e il rientro in campo dell’atleta.

Nel caso appena considerato, il trattamento è stato efficace: l’atleta dopo la sesta seduta era in campo a fare allenamento senza manifestare fastidio alcuno.

Ricordiamoci che l’assunzione di integratori alimentari deve sempre essere supportato dal parere medico; a seguito di consulto medico quindi abbiamo avuto un ottimo risultato con l’integrazione di arginina perché ci ha permesso, assieme a qualche bicarbonato, di aumentare l’acidificazione del tessuto e quindi di migliorarne la capacità contrattile a livello muscolare.

arginina →  è un amminoacido semi essenziale. L’arginina partecipa a numerosi processi metabolici ed è importante nel trattamento delle malattie cardiache e dell’alta pressione sanguigna.