Ti è mai capitato di aver ricevuto pazienti che avevano appena subito una distorsione di caviglia?


Immagino di si, e come ricorderai quella caviglia oltre a essere dolente presentava anche un importante edema, molto probabilmente in prossimità del malleolo esterno.
Come sai in questi casi non si possono effettuare particolari mobilizzazioni articolari, né esercizi attivi, né tantomeno si può dare un alto stimolo termico poiché si rischierebbe di esacerbare i sintomi.

Il primo obbiettivo infatti è quello di drenare l’articolazione e ridurre la sintomatologia algica.
Fino a qualche tempo fa le indicazioni erano quelle di integrare il linfodrenaggio manuale con la tecarterapia in modalità atermica, che come suggerisce il nome, sviluppava un basso stimolo termico.


Per eseguire trattamenti in atermia si utilizzava il minimo della potenza, quanto bastava per far chiudere il contatto. Il problema era che in questo modo non si riduceva solo lo sviluppo di calore endogeno ma anche tutti gli altri stimoli biologici, cosicché le applicazioni non potevano dare un importante valore aggiunto alle tecniche manuali.

Inizialmente erano presenti solo laser a bassa potenza, circa 1 W, solitamente erogavano luce verde e non sviluppavano calore, ma davano solo uno stimolo fotochimico.
Poi successivamente sono stati creati i laser tra i 7 ei 10 W di potenza, che sviluppando calore davano anche uno stimolo fototermico e infine sono stati inventati i laser ad alta potenza, tra i 25 e i 30 W, che a differenza dei modelli precedenti, avevano anche un effetto fotomeccanico.
Però l’utilizzo di queste alte potenza presentava un problema: i laser scaldavano troppo velocemente la cute del paziente, e si correva il rischio di poter causare delle ustioni! Così, per mantenere la stessa potenza e lo stesso effetto biologico, si decise di sostituire l’emissione di luce continua con un’emissione di luce pulsata, in modo che, tra un impulso e l’altro, il tessuto stimolato avrebbe avuto il tempo di dissipare il calore.

L’equipe ingegneristica Goldenstar, è riuscita ad applicare questa idea alla tecarterapia sviluppando il sistema pulsato.

A seconda della quantità di calore possiamo scegliere tre diverse applicazioni che riguardano il rapporto emissione/tempo:

  • 2 : 1
  • 1 : 1
  • 1 : 2

Dunque ad oggi abbiamo l’opportunità di poter effettuare trattamenti di qualità in fase acuta, velocizzando il recupero dei nostri pazienti, integrando le tecniche linfodrenanti che conosciamo con la modalità pulsata che riteniamo più opportuna.

Io lo uso molto, soprattutto nei pazienti sportivi, e tu?
Quanto usi il sistema pulsato nella tua pratica clinica?

 

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