I colleghi con “qualche capello bianco” in più, che si sono trovati ad aprire il loro Studio nei primi anni 2000 o anche prima, ricorderanno come per avviare la propria attività all’epoca tutto ciò di cui avessero bisogno era un locale, un lettino e, per quanto riguardava le terapie fisiche, il mitico Multifisio.

Oggi la Tecarterapia è entrata di diritto, insieme ad una adeguata formazione, in quella “fornitura di base” senza la quale non possiamo pensare di lavorare; se non per ottenere i risultati migliori nei tempi consoni alle sempre più alte aspettative dei nostri Pazienti, quantomeno perché almeno al 70% dei pazienti che giungerà alla nostra valutazione con una prescrizione medica, verrà indicato un trattamento di “Tecar” associato ad una qualche forma di Terapia Manuale.

Nella pratica quotidiana quindi, spesso ci capiterà di strutturare una seduta somministrando queste terapie al nostro Paziente.

“Questo è il primo di una serie di articoli che insieme ai miei colleghi formatori, e a tutto lo staff Fisiowarm, abbiamo deciso di scrivere per crescere insieme come gruppo di professionisti, e al tempo stesso portare contenuti di qualità sul mondo della Tecarterapia, troppo spesso usata (e a volte criticata) senza un’adeguata consapevolezza dell’enorme impatto che questa tecnologia può avere sulla Qualità del nostro lavoro.”

Qual’è il miglior modo di farlo? Prima mobilizzare e poi stimolare con le Radiofrequenze? o viceversa? e soprattutto: PERCHE’?

tecarterapia biologia

Per comprendere adeguatamente tutti i processi fisici, chimici e biologici che avvengono all’interno di un sistema tanto complesso come può essere un tessuto muscolo-scheletrico, dobbiamo andare a rispolverare qualche nozione di base…

Questa è la struttura di una fibra Collagene, la proteina strutturale che costituisce l’impalcatura del tessuto connettivo:
come si può ben vedere la proteina assume una determinata forma (che ne conferisce anche le caratteristiche strutturali) in base QUALI aminoacidi la compongono, e soprattutto a COME questi si leghino fra loro.

In altri termini, ogni proteina deve le sue caratteristiche di forma e funzione alla sua Struttura:

  • primaria: dovuta alla sequenza degli aminoacidi che la compongono
  • secondaria: forma i principali domini e di conseguenza il tipo di proteina
  • terziaria: dovuta ai legami di interazione debole fra residui LONTANI nella stessa catena
  • quaternaria: dovuta a interazione fra aminoacidi di catene differenti.

LA STRUTTURA TERZIARIA E QUATERNARIA CONFERISCONO LA FORMA (E LA LUNGHEZZA) ALLE PROTEINE STESSE… e sapete qual’è la cosa più interessante? queste strutture possono essere modificate se fornite della CORRETTA ENERGIA.

Questo è un fenomeno col quale abbiamo tutti a che fare quotidianamente (beh non proprio tutti purtroppo): vi basterà passare in un negozio di parrucchiere per poter osservare questa trasformazione da vicino…osservando una messa in piega!

il capello infatti è costituito principalmente da una proteina che condivide molte analogie strutturali con il collagene: la Cheratina.

Vi sarà facile,osservando all’opera un bravo “Hair stylist”, le varie fasi di questo processo e riconoscerne i processi fisico-chimici alla base:

  1. FORNIRE ENERGIA TERMICA. Che sia una Piastra, un diffusore o qualsiasi altro strumento, state pur certi che il risultato finale sarà lo stesso: Riscaldare il capello! L’energia termica fornita andrà ad aumentare la cinetica molecolare (in fisica è definito effetto Joule) che se sufficientemente intensa renderà “modificabile” la struttura terziaria e quaternaria della nostra proteina.
  2. MODIFICARE IL GRADO DI TENSIONE MECCANICA DELLA STRUTTURA. Aumentando la tensione, ovvero “tirando” la struttura per ottenere un liscio perfetto, oppure sostenendolo, come quando si usa un diffusore MENTRE STIAMO FORNENDO CALORE.
  3. ELIMINARE LA FONTE DI ENERGIA TERMICA permettendo così ai residui laterali della proteina di formare nuovi legami di stabilizzazione, fissando la nuova conformazione spaziale.

Alla fine di questo processo, salta immediatamente all’occhio quanto la conformazione “rilassata” della nostra struttura (ovvero il capello riccio) appaia più corta di quanto non sia la conformazione “tesa” (cioè il capello liscio).

Adattando tutto questo processo alle condizioni sperimentali di un trattamento di tecarterapia, nella quale l’energia termica è fornita dalla radiofrequenza, in grado di sviluppare calore endogeno all’interno del tessuto (dia-termia significa appunto questo), e la componente meccanica è fornita dalla manipolazione da parte del Fisioterapista, saremo in grado di ottenere un ADATTAMENTO STRUTTURALE del tessuto trattato, che sarà estremamente più intenso e duraturo rispetto ad un trattamento che non integri le due componenti.

Alla luce di una semplice analisi dei processi biochimici che avvengono all’interno del tessuto muscolo scheletrico durante un trattamento con Tecarterapia, possiamo capire quanto l’associazione in CONTEMPORANEA dell’intervento manuale con la stimolazione biologica abbiano un effetto superiore all’applicazione delle due componenti in momenti separati.

ad esempio qui possiamo vedere come una manovra di “messa in tensione” degli abduttori dell’anca, associata a trattamento con elettrodo bipolare resistivo sia i miglior modo per ottenere un’allungamento di questo comparto muscolo-tendineo.

allo stesso modo gli stessi principi possono essere applicati anche parlando dell’elasticità dei muscoli del pavimento pelvico in caso di problemi di tipo ginecologico, o dei muscoli mimici e del connettivo del viso per quanto riguarda la componente Dermato-funzionale.

Per questo l’utilizzo degli accessori come gli elettrodi Bipolari, Statico Automatico e Neutro Dinamico, che permettono una maggior libertà di movimento, associata ad una ottimizzazione delle geometrie di trattamento, permettono di integrare la maggior parte delle tecniche da noi usate, aumentandone gli effetti associandovi l’efficacia della stimolazione biologica, e soprattutto utilizzare uno strumento che, se usato in maniera corretta e consapevole permetterà di INTEGRARE il nostro background di conoscenze, ottenendo il massimo risultato possibile.

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